I laboratori si svolgono nella sede dell’Atelier sulle colline:
viale Gramsci snc, 63812 Montegranaro (FM),
che si trova al primo piano, dal cancello a sinistra della farmacia.
I laboratori rivolti alle scuole si svolgono dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria dalle 9 alle 12. Le attività per l’anno scolastico 2026/27 iniziano lunedì 28 settembre 2026 e si concludono giovedì 24 giugno 2027.
Le attività dell’Atelier sulle colline per le Scuole sono rivolte alle scuole primarie. Ogni laboratorio accoglie un massimo di 25 partecipanti. La prenotazione può essere fatta contattando L’atelier sulle colline:
ateliersullecolline@gmail.com
+39 3938690192
€12 a bambino per l’intero percorso di due incontri (comprensivo di tutti i materiali). Tariffa agevolata per classi: €200 a classe (fino a 25 partecipanti) per il ciclo di laboratori.
Il laboratorio ha un arco narrativo preciso: si parte dallo sguardo, si passa alla voce, si arriva alla mano. Le traiettorie finali sono il colpo poetico — il percorso strampalato sulla mappa reale. La progressione è dal generale al particolare, dall'astrazione alla materia, dalla ricezione alla produzione.
Si comincia guardando delle mappe — stradali, storiche, disegnate a mano. Si parla del punto di vista dall'alto, come quello di un uccello che vede e sente insieme, che interpreta quello che sorvola.
Poi si guarda il proprio territorio: le colline, i campi, le strade, i luoghi familiari. Ognuno sceglie le sue zone, decide come rappresentare una casa, un albero, una piazza. Non è una mappa esatta, è una mappa vera, che racconta come si abita un posto.
Si disegna e si ritaglia su carta e cartoncino. I pezzi si appoggiano, si incollano, si ergono in 3d su un foglio grande comune. La mappa ha spessore, ha più voci, tiene insieme punti di vista diversi che trovano il modo di stare vicini.
Alla fine si tracciano le traiettorie — percorsi quotidiani, utili, o completamente strampalati.
Durata: 2 incontri da 2 ore · Una classe alla volta · All'atelier sulle colline, Montegranaro
È il laboratorio più intimo. Gli altri hanno un tavolo lungo, una mappa grande, una classe intera che lavora insieme. Questo ha la dimensione del foglio — abbastanza raccolta da contenere pensieri delicati. Ogni bambino fa il suo libro.
La sequenza è quella di un autore vero — non semplificata per bambini, solo rallentata e resa visibile: prima si legge, poi si guarda, poi si inventa, poi si assembla, poi si nomina. La scelta di inventare più che ricordare è precisa — la memoria porta il peso del reale, l'invenzione è libera da giudizio.
Scrivere, come disegnare, ha bisogno di pratica. E di ascolto — di come le parole accostano piani diversi, come il sudore sul metallo freddo o la musica che si riversa da una porta spalancata.
Si comincia leggendo. Brani scelti — belli e utili, sul metodo e sul vedere. Poi si chiudono gli occhi.
C'è un luogo. Lo si inventa. Lo si disegna dando rilievo all'insieme o a un solo dettaglio. Poi ci entra qualcuno, succede qualcosa, nasce un dialogo. Si annotano i dettagli, si sottolineano gli umori.
Il foglio accoglie tutto: disegni, testi, ritagli sovrapposti, fotocopie da colorare, indicazioni scritte ai margini. Non è ordinato — è stratificato.
Alla fine un foglio speciale: la copertina, il titolo, la quarta. Il libro ha un nome e una descrizione. È finito. È suo.
Durata: 2 incontri da 2 ore · Una classe alla volta · All'atelier sulle colline, Montegranaro
Un tavolo lungo. Un foglio di carta morbida, non bianca — un po' grigia, un po' verdina, già vissuta. Sui due lati lunghi, i bambini.
Prima di tutto, ci servono piatti, posate, bicchieri e tovaglioli — li costruiamo, li disegniamo, ci facciamo ispirare dalla forma e dai materiali. Poi si apparecchia.
Nel piatto entrano semini che diventano zuppe colorate, spaghetti sinuosi disegnati a matita, macchie di sugo. Se qualcuno non se lo finisce — un foglio pulito sopra e si ricomincia.
In centro al tavolo, quello che porta la stagione: una pesca, un cavolo rosso, un kiwi tagliato a metà, delle lenticchie, delle foglioline, le spezie. Non per parlare di vitamine — per guardare i colori di un frutto come se fosse la prima volta.
Alcune verdure diventano timbri. Distribuite ai commensali, ciotoline con acqua e polvere di caffè, curcuma, tisana ai frutti rossi — per scrivere con quello che di solito si beve o si mangia.
Chi vuole può organizzarsi con i vicini e preparare una pentola da offrire — delle scatolette cilindriche di cartoncino faranno da contenitore.
Questa tovaglia si può sporcare. È proprio quello il punto.
E poi il momento più bello del laboratorio — e il più coraggioso.
Prima di alzarsi, il cuoco viene chiamato a fare un piccolo discorso — cosa ha pensato componendo il piatto, a chi lo ha dedicato, come farà il prossimo. Poi si brinda, con quello che c'era già sul tavolo.
Chiedere a un bambino di 8 anni di spiegare cosa ha pensato mentre componeva il piatto è un gesto enorme. Non una verifica, un'intervista. Si interpella l'autore.
E il brindisi viene dopo — quando tutti hanno parlato. Si brinda con la tisana ai frutti rossi, con l'acqua colorata di curcuma. Con quello che c'era già sul tavolo.
Replicabile in ogni stagione · Una classe alla volta · All'atelier sulle colline, Montegranaro
C'è un modo di camminare per il paese che non è andare da qualche parte. È cercare — come Pippi Calzelunghe, che non sa cosa troverà ma sa che qualcosa troverà, e che in qualche modo sarà anche utile. Non un problema da risolvere, una possibilità da riconoscere.
Questo laboratorio insegna a guardare con affetto. A notare le crepe, le panchine rotte al parchetto, l'altalena a cui manca una vite, il muro con alcuni mattoni assenti. Non come guasti da segnalare — come occasioni di cura.
La struttura è in quattro tempi:
Guardare — le immagini, le cuciture, il racconto dei tessuti che non si aggiustano tornando com'erano
Cercare — uscire, trovare, documentare. La scheda dello stato di fatto: foto, rilievo, appunti sul posto
Progettare — pensare all'intervento, farne un prototipo, testarlo
Tornare — implementare sul campo. Lasciare la traccia leggera.
Si comincia con le immagini: cuciture vere, con ago e filo, toppe che diventano qualcosa di piacevole, superfici riparate che non urlano l'intervento ma lo integrano. I corpi non guariscono necessariamente tornando com'erano — e non è una sconfitta. È un modo di conformarsi con stile.
Poi si esce. Si cercano le ferite minime e invisibili del paese. Alla fine dell'intervento l'occhio sarà ancora più attento, allenato a riconoscerle. Si documentano: foto, rilievi, appunti sul posto. Ogni crepa riceve una scheda dello stato di fatto.
Si torna all'atelier e si progetta — come intervenire, soccorrere, fermare. Si fa un prototipo, si testa. Poi si torna sul campo a implementarlo. L'intervento non porta targa, non urla. Lascia una traccia leggera che si integra.
Nel tempo, le attenzioni si accumulano. Potrebbe venirne una mostra "Di attenzioni che crescono"
Durata: 3 incontri · Una classe alla volta · All'atelier sulle colline e nel paese, Montegranaro
Il Kintsugi (金継ぎ, riparare con l'oro) è un'antica arte giapponese che consiste nel riparare ceramiche rotte unendo i frammenti con lacca urushi e impreziosendo le crepe con polvere d'oro o argento. Nata nel XV secolo, trasforma la rottura in un punto di forza, celebrando l'imperfezione e la storia dell'oggetto, rendendolo unico e più prezioso.